La Zolla | Il momento di festa dedicato ai bambini appena arrivati raccontato da un papà
Si sa, le mamme amano le feste a scuola e i nonni forse ancora di più ma i papà? Spesso sono assenti a causa del lavoro ma quando capita che siano presenti... ecco cosa raccontano!
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La festa dell’accoglienza dell’infanzia vista da un papà …

19 Nov La festa dell’accoglienza dell’infanzia vista da un papà …

Qui a La Zolla c’è sempre un motivo per far festa e dopo la festa di inizio anno, ecco la festa dell’accoglienza, un gesto dedicato ai bambini appena arrivati.

Le mamme amano queste cose, anche i nonni non se ne fanno scappare una, ma i papà?!?

Sentiamo il racconto di un papà della scuola dell’Infanzia di Piazzale Brescia!

 

Inutile girarci intorno. Alla festa dell’accoglienza non ci volevo venire. «È roba da marmocchi o, peggio, da mamme», mi dicevo. Proprio come il tonno dell’indimenticabile canzone, anch’io sono un filosofo e non mi presento bene. Quando parlo non faccio “uh uh”, ma poco ci manca. Non ci volevo venire, dicevo, e meno male che non sempre si può fare quello che si vuole, altrimenti mi sarei perso uno spettacolo.

Non mi riferisco ai 60 bambini e passa che cantano in salone all’unisono la stessa canzone (miracolo!), in italiano e in inglese, né ai bellissimi lavori realizzati in classe sotto la guida delle maestre («Ma quel Topazio o quel Pesce l’ha fatto davvero mio figlio?», la frase più gettonata). Il vero spettacolo è stato vedere mio figlio, Tommaso, un po’ più teso del solito, gli occhi peregrinanti alla ricerca di un volto amico tra la selva dei genitori armati di cellulari (e meno male che il padre è stato convinto a venire e la nonna pure), felice di varcare una porta di cartone e pronunciare orgoglioso il suo nome davanti a tutti.

“Sono io, guarda che bello”, si poteva leggere su quella porta e in faccia ai bambini.

Che bella una scuola che prende così sul serio tuo figlio, nonostante i tre anni di età, da arrischiarsi di accompagnarlo e di insegnargli che si può entrare nella vita dall’ingresso principale, senza paura, dicendo “Eccomi” alle sfide che si incontrano.

Nel biglietto che ho trovato all’interno del sacco su cui Tommaso aveva dipinto una casetta, l’ossessione del momento, e che conteneva i “tesori” raccolti in estate, c’era una frase di Oscar Wilde: «Non si vede davvero una cosa finché non se ne vede la bellezza». Vale anche per le persone e forse, grazie alla festa dell’accoglienza (quella per marmocchi, ma anche per adulti), ho visto davvero mio figlio.

Insomma, sono contento di aver assecondato l’imprevisto e di essere venuto alla festa; contento di aver visto l’impegno dei bambini e la dedizione delle maestre.

Ma soprattutto sono contento di aver finalmente ascoltato la versione originale della canzone del tonno, storpiata orribilmente a pranzo e a cena da Tommaso. Che non è bello da dire, ma anche noi a queste cose non badiamo più.