La Zolla | Le IV della primaria visitano il museo archeologico leggendo i poemi epici
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Le IV della primaria visitano il museo archeologico leggendo i poemi epici

26 Set Le IV della primaria visitano il museo archeologico leggendo i poemi epici

Che bello poter visitare la sala dedicata alla Grecia del Museo Archeologico accompagnati dai versi dei grandi poemi epici o dai versi delle poesie e delle commedie greche!

E così si scopre com’è interessante osservare i vasi e le ceramiche e scoprire che essi narrano i segreti della mitologia, l’importanza dei banchetti nel simposio, le virtù del guerriero, la rigida educazione dell’efebo e le speranze delle fanciulle in età da marito.

Ma anche l’edificio stesso che ospita il museo è uno tesoro prezioso: nel cinquecento era infatti un convento di suore benedettine e nell’età dei romani occupava l’area di una villa e delle mura di Massimiano con le sue torri poligonali che ancora oggi possiamo ammirare!

Ed ecco le storie che i ragazzi di IV hanno scoperto accompagnati dall’insegnante di Arte.

” sappi dunque che c ‘e’ una terra, Creta, in mezzo al mare ed è’ bella e feconda così circondata dalle acque.e vi sono molti uomini, un numero infinito e ben novanta città. E chi ha una parlata e chi un altra. Un miscuglio di lingue. Ci sono Achei, ci sono gli Etericretesi magnanimi, ci sono dori e c è Cnosso, una grande città dove regnava Minosse e aveva con Zeus segreti colloqui”. Omero, Odissea, XIX – dialogo Ulisse e moglie Penelope 

“Mi vesto con la spada di nuovo e, preparandomi, legavo la sinistra allo scudo e mi portavo fuori di casa. Ma ecco la [mia] sposa sulla soglia, abbracciata ai piedi, [mi] abbracciava e tendeva il piccolo Iulo al padre: “Se parti per morire, prendi anche noi con te, in ogni caso; se invece, esperto,  riponi qualche speranza nelle armi che vesti, prima proteggi questa casa. A chi il piccolo Iulo, a chi il padre ed io, che un tempo ero detta tua sposa, sono lasciata?”
Eneide, partenza di Enea

“..allora, quando Socrate si fu sdraiato ed ebbe cenato al pari degli altri, fecero le libazioni, cantarono l’ inno in onore di Dioniso e terminati gli altri cerimoniali, passarono al bere ma a questo punto intervenne PAUSANIA dicendo così : “Via amici, non potremmo trovare il modo di bere senza foga? Io, per conto mio mi sento completamente sfinito dalle bevute di ieri e avrei bisogno di un po’ di respiro e parimenti credo la maggior parte di voi: eravate qui anche ieri. Dunque pensate a come possiamo bere con la massima moderazione Allora prese parola ARISTOFANE  ” si o Pausania, fai bene a suggerirci di usare moderazione nel bere . Sono anche io uno dei crapuloni di ieri” a queste parole si accordarono per stare insieme senza ubriacarsi ma bevendo così quanto a ciascuno piacesse…”
Platone, Simposio

” a chi o caro sposo ti posso giustamente paragonare? A un giunco snello esattamente io ti paragono./ che tu sia felice o sposa e molto felice sia tu o sposo onorato! Che tu sia felice o sposa e sia felice lo sposo! ”

” io sono consapevole di questo/ che anche tu un tempo eri una fanciulla e amavi cantare/ suvvia di queste cose parla e anoi tu sia larga di favori/ che noi andiamo a nozze e bene sai anche tu questo.suvvia al più presto manda ragazze e gli dei nulla abbiano di sconveniente”
Saffo, Liriche

” Vieni o beato! splendidamente onorato, invocato col grido, datore di felicità, Dalla lira d’oro, che proteggi la semina e l’aratro,  indovino, selvaggio, amabile, giovane glorioso, guida delle Muse, istruttore del coro, che colpisci di lontano, saettatore, che hai l’occhio che tutto vede e da luce ai mortali, dalla chioma d’oro, che sveli sincere profezie e oracoli; ascolta con animo benevolo me che prego per gli uomini:
perché tu vedi tutto questo etere infinito e la terra felice di lassù, e attraverso la penombra nella quiete della notte sotto la tenebra dagli occhi di stelle hai scorto sotto terra le radici, e possiedi i confini del cosmo tutto; a te stanno a cuore il principio e la fine, fai fiorire ogni cosa, tutta la sfera celeste tu accordi con la cetra sonora, talora andando al limite della corda più corta, talora invece della più lunga, talora secondo il modo Dorico accordando tutta la sfera celeste distingui le specie viventi, con l’armonia contemperando per gli uomini il destino universale, mischiando ugual misura d’inverno e d’estate per gli uni e per gli altri, distinguendo nelle corde più lunghe l’inverno, nelle più corte l’estate, Da quì i mortali ti celebrano col nome di signore”

Inno orfico dedicato ad Apollo

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