La Zolla | Il Metodo Stern applicato alla Zolla è oggetto di una tesi di laurea!
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Il Metodo Stern applicato alla Zolla è oggetto di una tesi di laurea!

21 Mar Il Metodo Stern applicato alla Zolla è oggetto di una tesi di laurea!

Accade a scuola, come dice la sezione dedicata del sito, ed è accaduto davvero che una giovane insegnante della Scuola dell’Infanzia, da poco tempo in azione con i bambini, si sia lasciata colpire ed affascinare dalla ricchezza espressiva dei bambini stessi e, in forza di questo, si sia impegnata nella fase conclusiva dei suoi studi universitari ad approfondire l’argomento fino a farlo diventare il contenuto della tesi di laurea.

Così il metodo di Arno Stern, che la scuola La Zolla ha liberamente adottato ed adattato fin dal suo nascere, è stato rivisitato e studiato nei suoi aspetti peculiari, ivi compresi gli ultimi studi impostativi dell’artista.

L’aspetto interessante è stato il confronto tra lo studio teorico e l’esperienza cui ogni giorno l’insegnante partecipava, guidando e assistendo i bambini della Scuola dell’Infanzia nel momento dell’espressività pittorica. E’ stata infatti l’occasione per verificare che l’esperienza diretta e viva dei bambini, oltre a dare conferma di tanti aspetti teorici, andava però oltre nella sua semplice e spontanea bellezza. Ecco quindi uno stralcio sintetico della tesi di Stefania:

E’ il 1971 quando otto giovani famiglie decidono di fondare una scuola di ispirazione cattolica che avesse come obiettivo l’educazione integrale dei propri bambini all’interno di uno sguardo condiviso che li valorizzasse nella crescita armoniosa della loro persona e dei talenti di cui erano portatori. Si trattava e si tratta di non lasciare a metà quell’educazione e quelle esperienze che i bambini vivono in famiglia ma, al contrario, di creare una continuità di valori e di bellezza che completasse armoniosamente la crescita della persona. Quindi l’attenzione alla persona e la stretta e profonda collaborazione fra la scuola e la famiglia sono due elementi costitutivi della pedagogia della Zolla che di anno in anno e quotidianamente si rinnova, nella impegnativa sfida di educare le nuove generazioni. Al centro di tutto c’è l’io del bambino che viene introdotto nella conoscenza di se stesso e della realtà che lo circonda, sostenendo la sua naturale curiosità e curando lo strutturarsi della ragione, guadagnando gradualmente una visione ampia e profonda, ricca di senso.

Nasce già speciale la scuola di cui stiamo parlando, soprattutto perché, ai suoi albori, ebbe la fortuita occasione di conoscere,tramite l’amicizia con l’artista Manfredi Quartana, gli Atelier di Arno Stern.
È lo stesso Manfredi, che in quegli anni vive a Parigi, a testimoniare la bellezza del tentativo di Arno Stern che, nel quartiere di Saint-Germain-des-Pres, aveva aperto il suo Atelier.
Aiutate dai racconti di Quartana e dai primi libri che cominciavano a essere pubblicati in Italia, le insegnanti della scuola dell’infanzia, con intraprendenza e una curiosità straordinarie, iniziano a pensare a come proporre ai loro bambini un’esperienza così unica.

Da quel momento “La Zolla” ha fatto suo il Metodo Stern, adattandolo alle esigenze dei bambini più piccoli che non conoscono incertezza o timidezza alcuna quando essi si apprestano al “Gioco del dipingere”.
E’ sufficiente accennare appena la domanda “Vuoi dipingere?” che inizia la magia, i dubbi svaniscono e il genitore di cui prima tenevano così salda e ferma la mano, si ritrova tacito ad osservare il proprio bambino dipingere, dividendosi tra il foglio bianco appeso al pannello murale e la tavolozza.

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E’ in quel preciso momento in cui il bambino impugna un pennello ed inizia a disegnare sul foglio che l’azione del disegnare diventa una forte esclamazione silenziosa: “Eccomi qui!”. E’ quel lasciare traccia di se stessi che fin dalla notte dei tempi è il vero patrimonio dell’uomo, come una vibrazione, un “sentire comune” che sancisce da sempre la differenza fra l’uomo e ogni altra specie vivente sulla terra.
Quello che avviene nel Closlieu o nelle aule scolastiche, non ha una intenzionalità artistica, ma quella di raccontare sé, secondo una modalità che si ritrova nei bambini di tutto il mondo.

Arno Stern scriveva così:

“La Formulazione è radicata nella Memoria Organica ed è la manifestazione delle esperienze embrionali.
Inoltre è l’unica possibilità di manifestazione di queste ultime e perciò – sebbene mai provata – è naturale, urgente, benefica, insostituibile, illimitata e inesauribile. ”

(Stern A. ,2013,”La traccia naturale” pag. 22)

Ognuna delle sei sezioni della Scuola dell’infanzia “La Zolla” ospita lungo la parete più lunga e luminosa dell’aula un succedersi di pannelli di legno, appositamente fissati, perché i bambini possano dipingere. Il Metodo Stern è adattato alle situazioni di vita reale dei bambini a scuola.

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Una delle differenze più visibili tra il metodo Stern e la sua applicazione nella scuola “La Zolla” riguarda l’organizzazione dello spazio fisico: non parliamo infatti di atelier o di closlieu, bensì di normali aule, illuminate sia da luce naturale sia da luce artificiale discostandosi dagli aspetti originari che volevano il Closlieu come una stanza chiusa, senza alcuna finestra e con l’illuminazione zenitale, per non avere distrazioni dall’esterno. Le nostre aule sono dotate di grandi finestre, in qualche modo si viene a perdere la peculiarità dell’Atelier ma questa si rivela una gradita alternativa perché oltre i vetri di quelle finestre c’è un mondo da scoprire e da osservare, che costituisce oggetto di esperienza a cui dare appunto forma e colore.

Inoltre possiamo ben comprendere che l’Atelier, ricostruito nella propria sezione, non diventa uno strumento occasionale di espressione, ma entra a pieno diritto nella quotidianità del bambino arricchendone l’esperienza educativa e conoscitiva.

Vicino alla parete del nostro Atelier una tavolozza identica a quella progettata dallo stesso Stern, un tavolo lungo e stretto con diciotto fori doppi per altrettanti contenitori della tempera di 18 colori, selezionati dalle insegnanti che pensano alle necessità dei bambini e altrettanti contenitori per l’acqua, disposti a coppie: un contenitore per la tempera e uno per l’acqua, tra una coppia di contenitori e l’altra vi è la scanalatura per poter appoggiare orizzontalmente i pennelli che devono essere di tre misure per ogni colore: grande, medio, piccolo.

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Diciotto colori che aspettano e un foglio bianco pronto per lasciare traccia di sé!

È l’espressione del bambino che in quel momento sembra dire “Eccomi! Ci sono!”

E’ quel silenzioso dire “Io esisto!” con quella forza umile e consapevole che hanno i bambini.

Il primo dipinto è il più delle volte una traccia di colori brillanti che si mischiano, si sovrappongono senza alcuna logica o anche semplicemente di un solo colore preferito che il bambino usa fino a riempire completamente il foglio senza lasciare spazi bianchi.

La bellezza del primo dipinto consiste nell’unicità della traccia che ci si presenta davanti agli occhi e che testimonia l’unicità stessa di quel bambino che inizia il suo percorso espressivo.

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E’ quella Memoria Organica di cui abbiamo parlato e che prende forma in quel preciso istante, rendendoci partecipi del piacere che il bambino prova nel lasciare traccia di sé e del proprio vissuto.