A La Zolla anche i papà sono invitati ad alzare lo sguardo!

22 Dic A La Zolla anche i papà sono invitati ad alzare lo sguardo!

Riceviamo questa lettera da un papà della scuola dell’infanzia di Piazzale Brescia che condividiamo ringraziandolo!

 

Com’è possibile che un bambino di cinque anni sappia disegnare meglio di me?

È la prima cosa che mi è venuta in mente quando, arrivato all’ingresso della Zolla, la maestra Carlina con i consueti modi pieni di tatto mi ha invitato gentilmente a guardare i quadri disegnati dai nostri figli ed esposti in bella mostra: «Grotti, alza la testa!». L’ho fatto e sono rimasto di stucco.

Innanzitutto perché Tommaso e i suoi compagni hanno dipinto Abramo, l’annunciazione, i pastorelli visitati dall’angelo e la natività con una perizia di cui non pensavo fossero capaci.

Ma il punto non è l’abilità tecnica. Io non pensavo che mio figlio fosse in grado di realizzare delle opere così grandi e così belle.

Per la prima volta ho capito davvero la frase di Emily Dickinson che le maestre hanno affisso all’ingresso della scuola: «Non conosciamo mai la nostra altezza finché non siamo chiamati ad alzarci».

E in un periodo in cui si rischia di essere assorbiti solo dai pensieri che riguardano gel e mascherine, sono felice di aver iscritto mio figlio in una scuola che si prende la responsabilità e il rischio di invitarlo ad alzarsi e allo stesso tempo mi aiuta a vedere quanto è diventato alto.

Stamattina, insomma, mi sono ritrovato stupito davanti ai quadri proprio come quell’Abramo dipinto davanti al cielo stellato.

E i canti dei bambini seguiti su internet mi hanno ricordato che lo stupore è l’atteggiamento più natalizio che ci sia.

Non che le canzoni rappresentassero una sorpresa per me: è una settimana che, all’ora di cena, la nostra cucina si trasforma nel teatro della Scala.

L’altra sera, introducendo la sua performance tra una portata e l’altra, Tommaso mi ha detto: «Babbo, oggi a scuola abbiamo fatto le prove e siamo stati bravissimi». Non gli ho creduto e ho fatto male. Ipse dixit.”

Leone Grotti 

 

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