CHE BELLA STORIA… L’ATELIER!

26 Gen CHE BELLA STORIA… L’ATELIER!

Oggi, venerdì 26 gennaio 2024, alla Scuola dell’Infanzia di via Carcano i bambini hanno conosciuto ed incontrato dei curiosi osservatori. Alcuni ragazzi dell’Università Cattolica, accompagnati dalle professoresse Cecilia De Carli e Isabella Bertario, sono venuti ad osservare i nostri bambini all’opera.

E allora, come rispettosi ospiti, sono entrati nelle nostre classi, discreti, attenti, curiosi, con occhi sgranati, pronti a lasciarsi sorprendere. Forti di teorie e storie conosciute, ma certi di poter arricchire cuore e mente di nuove esperienze che diventan pagine di una storia sempre più corposa: la storia della loro vita. Perché insieme ai bambini si sono lasciati coinvolgere dallo sguardo delle maestre e, così facendo, hanno scoperto i loro occhi colmi di meraviglia. E ciascuno di loro si è messo in gioco con tutto se stesso.

Come facciamo a dirlo? Perché il loro sguardo irretito di meraviglia, partendo dal proprio punto di vista, è stato capace di cogliere infinite sfumature, tutte diverse, ciascuno la sua. Ciascuno quella più corrispondente alla sua persona. Che regalo per noi aver avuto accesso a questi occhi, perché, come sulla soglia di una porta, abbiamo avuto la grande occasione di osservarci all’opera e di riconoscere quelle particolarità che ci caratterizzano ma che, viste da vicino, viste da dentro, rischiamo di dare per scontate e che invece abbiamo riconquistato come tesori incredibilmente preziosi da custodire con quella cura che non è statica, stantia, ma che rigenera ogniqualvolta sia necessario affinché l’origine che li ha portati al mondo non resti un passato lontano, ormai finito, ma, al contrario sia una storia viva nel presente.

Ecco perché, insieme a questi ragazzi, siamo ripartiti dall’origine. Innanzitutto dalla conoscenza di Arno Stern, fondatore di un metodo tutto nuovo di dipingere e ideatore del Closlieu, ovvero dell’atelier di pittura. Proseguendo attraverso le ragioni che lo hanno portato ad ideare l’atelier: creare un luogo sottratto alle pressioni della vita quotidiana, dove il bambino potesse sentirsi libero di lasciare traccia di sé, prodotta perché nata da un gesto del tutto spontaneo. Fino ad arrivare alle origine della nostra scuola, nata nel 1972 da sette famiglie, che desideravano per i loro figli una scuola che educasse il loro sguardo e il loro cuore allo stupore per la meraviglia di cui ogni briciolo di realtà è fatta, attraverso l’incontro con diverse “lenti di ingrandimento” sulla realtà e attraverso l’ascolto di diversi linguaggi con cui la realtà ci parla. Linguaggi che nel tempo diventano familiari e attraverso i quali ci si può esprimere. Ecco perché l’atelier di Arno Stern ha subito colpito la curiosità ricercatrice di meraviglia di questi genitori: un’occasione di bellezza continua che pone la persona al centro e che è totalmente aderente proprio all’età che i loro figli stavano vivendo (3, 4 e 5 anni). Genitori appassionati, desiderosi di offrire ai loro figli occasioni di bellezza, con nel cuore il desiderio di non smettere mai di studiare e di farsi domande, loro per primi.

Si sono quindi mossi alla scoperta di questo nuovo linguaggio, totalmente corrispondente al personalismo cristiano, cuore irrinunciabile a partire dal quale stavano costruendo questa nostra meravigliosa scuola. Solo incontrando realmente Arno Stern e la storia della nascita dell’atelier, hanno potuto muoversi per ri-adattare la sua invenzione, affinché fosse corrispondente alla loro storia, alla loro persona, ma mantenesse quell’origine che l’ha generata. L’uomo ha da dire cose straordinarie, è una necessità interiore di espressione, e questo si traduce in segni e gesti grafici unici ed irripetibili, proprio come unica e irripetibile è la persona che lascia traccia di sé. Unico è il suo cuore, unica la sua storia. Unica la sua voce, il suo sguardo. Unico dunque il suo tratto.

Ma perché possa emergere in tutta la sua ricchezza, pienezza e verità, necessita di uno spazio definito e curato e di un tempo lungo e dedicato.

Uno spazio per capire sempre più chi sono, insieme a chi, con la sua presenza e la sua voce cammina con me, mi sostiene, mi guida dandomi alcune indicazioni di percorso e mi invita a giocare con serietà tutta la mia persona dentro quell’esperienza creativa che è l’ATELIER DI PITTURA, nella certezza del suo esserci. Sì, perché l’atelier è innanzitutto un’ESPERIENZA e per poter fare esperienza mi è chiesto di andare al cuore di me stesso, perché questa è la condizione che mi permette di incontrare veramente la realtà è di darle ascolto in ogni suo linguaggio di espressione. Un’esperienza nella quale mi posso avventurare fino in fondo proprio perché certo di non essere solo. E allora ecco che le maestre che camminano insieme a me mi sostengono con il loro bene e la loro voce, che io ascolto perché mi permette di scoprire tante cose, tra le quali anche alcuni nuovi termini, esclusivi di questo linguaggio, perché lo caratterizzano, gli danno forma e consistenza nella realtà, grazie alla loro corrispondenza con quella materia, quell’oggetto, quell’attenzione che devo avere a quel pezzo di realtà che sto rappresentando, che voglio esprimere. Non tecnicismi fini a se stessi, ma conquiste che diventano strumenti di scoperta di sé. Parole che diventano vita quotidiana. E allora corro ad indossare il grembiule, aiuto ad appendere il mio foglio, a preparare il carrello dei colori, a disporre i pennelli ciascuno nel suo colore, ciascuno con la sua dimensione. Insomma, indosso il grembiule perché è indossandolo che entro fino al cuore di questa esperienza. Perché dietro quella traccia, dietro il volto di quella maestra, dietro all’amico che ho di fianco, ci sono io, c’è il mio mondo, c’è il mondo!

Che storia! Una storia che racconto parlando alla mamma e al papà di cosa ho fatto con i miei AMICI, non i miei compagni. Amici che riconosco tali non perché la maestra mi ha insegnato questa parola, ma perché dietro a questa parola c’è la mia vita a scuola, fatta di attenzioni verso di loro, fatta di condivisione, di bene, di gentilezza e di tutta la persona che sono e che scopro a piccoli tratti.

Ecco il dono che ciascuno di questi ragazzi “alti” (come li hanno definiti alcuni bambini) è stato per noi. Ecco tutti i segni che, uniti, caratterizzano la nostra vita e la nostra vita insieme a scuola.

Ecco che, ancora una volta, la ricerca dell’origine è stata generatrice e genitrice.

Genitrice di questi segni sempre nuovi, perché unici e irripetibili, che, insieme, uniti scrivono pagina dopo pagina l’unicità irrinunciabile della nostra storia.

Arte, ma non solo. Esercizio, sì, ma… molto di più! È necessità profonda e interiore di esprimere ed esprimersi in tutta quella creatività solo sua. Necessità di ogni bambino o meglio, di ogni uomo e quindi anche di ogni comunità di uomo.

Occhi aperti, sguardo curioso, camminiamo insieme lasciando tracce che son seme. Seme che darà frutto se lascio che accada e non penso di saper già tutto.