La Quaresima della secondaria di Piazzale Brescia

26 Feb La Quaresima della secondaria di Piazzale Brescia

Durante la Quaresima si è proposto ai ragazzi di introdurre ogni mattina con la lettura di un breve passo del discorso che Papa Francesco ha rivolto ai giovani messicani durante il suo ultimo viaggio apostolico.

A seguire sono emerse le riflessioni dei ragazzi che mettono in luce come fare esperienza ogni giorno dell’incontro con persone autentiche, siano queste figure letterarie o storiche oppure della quotidianità, favorisce l’emergere del bisogno e del desiderio di ciascuno.

Questi i passaggi letti durante questa settimana e alcune delle riflessioni dei ragazzi:

Lunedì:

“Buonasera! A voi, giovani del Messico che siete qui, che state guardando per televisione, che state ascoltando…
Uno dei tesori più grandi di questa terra messicana ha il volto giovane, sono i suoi giovani. Sì, siete voi la ricchezza di questa terra. Attenzione: non ho detto la speranza di questa terra, ho detto: la ricchezza.
La montagna può contenere minerali preziosi che possono servire per il progresso dell’umanità: è la sua ricchezza, però quella ricchezza bisogna trasformarla in speranza con il lavoro, come fanno i minatori quando estraggono quei minerali. Voi siete la ricchezza, bisogna trasformarla in speranza…”

Martedì:

“Non si può sentire il domani se prima uno non riesce ad avere stima di sé, se non riesce a sentire che la sua vita, le sue mani, la sua storia hanno un valore. Sentire quello che Alberto diceva: “Con le mie mani, con il mio cuore e con la mia mente posso costruire speranza; se io non sento questo, la speranza non potrà entrare nel mio cuore”.

Mercoledì:

“La speranza nasce quando si può sperimentare che non tutto è perduto. E per questo è necessario l’esercizio di incominciare “da casa”, da sé stessi. Non tutto è perduto. Io non sono perduto. Io valgo, io valgo molto. Vi chiedo silenzio adesso; ciascuno risponda nel suo cuore: E’ vero che non tutto è perduto? Io sono perduto, sono perduta? Io valgo? Valgo poco? Valgo molto?”

Giovedì:

“La principale minaccia alla speranza sono i discorsi che ti svalutano, come se ti succhiassero il valore, e finisci come a terra – non è vero? – come avvizzito, con il cuore triste… discorsi che ti fanno sentire di seconda classe, se non di quarta. La principale minaccia alla speranza è quando senti che a nessuno importa di te o che sei lasciato in disparte. Questa è la grande difficoltà per la speranza: quando in una famiglia o in una società o in una scuola o in un gruppo di amici ti fanno sentire che non gli importa di te. E questo è duro, è doloroso, però succede – o non succede? Sì o no? [“Si”]. Succede! Questo uccide, questo ci annienta, e questo apre la porta a tanto dolore.”

Venerdì:

“Ma c’è anche un’altra importante minaccia alla speranza – alla speranza che quella ricchezza, che siete voi, cresca e dia il suo frutto – ed è farti credere che cominci a valere quando ti mascheri di vestiti, marche, dell’ultimo grido della moda, o quando diventi prestigioso, importante perché hai denaro, ma in fondo il tuo cuore non crede che tu sia degno di affetto, degno di amore, e questo il cuore lo intuisce. La speranza è imbavagliata da quello che ti fanno credere, non te la lasciano emergere. La principale minaccia è quando uno sente che i soldi gli servono per comprare tutto, compreso l’affetto degli altri. La principale minaccia è credere che perché hai una bella macchina sei felice. Ma è vero che se hai una bella macchina sei felice?”

I ragazzi riflettono:

E’ vero che non tutto è perduto? Io sono perduto? Io valgo? Valgo poco? Valgo molto?
Sì, è vero, perché tutto si può recuperare; in non sono perduto perché si può recuperare anche questa cosa credendo in sé. Io valgo, non molto, ma stando insieme possiamo formare una cosa sola che vale moltissimo.

“E’ vero che non tutto è perduto? Io sono perduto? Io valgo? Valgo poco? Valgo molto? Io sono perduto, per me io valgo poco, sono di intralcio.”

Anche io mi sono sentita esclusa per ben cinque anni; ho sofferto, ed è stato molto doloroso, ma ho aspettato molto, ho sperato che qualcuno nel mondo mi capisse. E ho incontrato una persona che aveva il mio stesso problema. La speranza arriva sempre, anche nei momenti più difficili. Ho sperato ancora, per cinque anni. Sono arrivata alle medie e la speranza è venuta ancora (Anche se certe volte litigo con i miei compagni). E’ bellissima la mia classe, mi trovo benissimo. Tutto questo è successo perché ho sperato.”

A volte mi sento una briciola, ma una briciola che vuole farsi valere.”

“Per me è impossibile pensare che qualcuno viene considerato per quello che ha. Tutti dobbiamo essere considerati allo stesso modo perché abbiamo bisogno della stessa misura di affetto.”

“Non bisogna fermarsi all’apparenza perché il valore non si trova nell’aspetto esteriore, ma nel cuore. Ognuno, nonostante le azioni che fa, è degno di amore e ha valore. Personalmente mi è capitato di prendere brutti voti, ma proprio questo mi ha fatto rialzare lo sguardo: pensare che ho un valore. Se si capisce che la propria vita ha valore la si vive a pieno. Con l’aiuto delle persone o da soli dobbiamo essere consapevoli che si può ricominciare da capo, perché ogni persona ha valore.”

Oggi è il mio compleanno e questa mattina pensavo a quanti regali avrei ricevuto, tra la festa con gli amici e i festeggiamenti con i parenti. Quando sono arrivata a scuola, ho visto i miei compagni e ho letto le dediche che avevano scritto per me sulla lavagna e ho pensato: “Caspita! Che stupenda sono stata!”. Mi sono detta questo perché ho capito che tutta la felicità e la gioia che si provano non sono causate dai regali, ma dagli amici. Loro stessi sono un dono, un dono che Gesù ha dato a me. Lui mi ha donato la vita e questo regalo è così grande e bello che non si può impacchettare e, pur essendo così bello, io non me ne sono resa conto e ho dato per scontato che ci fossero. GRAZIE GESU’, perché mi hai dato la vita, l’amore e tutti questi AMICI. Grazie”

“A volte succede anche a noi, nelle nostre amicizia e compagnie, che qualcuno venga svalutato o preso in giro, spesso alle spalle, mentre davanti tutti fanno gli amiconi. Ma alla fine, questa è un’amicizia? Ci si trova ad avere sempre una vita sul chi vive, stando attenti a non fare, per non subire la sorte di chi viene escluso o considerato sfigato. Questo ti deprime, rende la vita infelice, ti toglie la speranza.”

“Non dobbiamo cambiare per essere accettati, ma dobbiamo per prima cosa accettarci noi, perché quando lo faremo non avremo più bisogno di metterci delle maschere e saremo semplicemente noi stessi.”