S. Natale 2016: Home is where one starts from

Natale2016 La Zolla

25 Dic S. Natale 2016: Home is where one starts from

– Io… io conosco una casa, dove andavo quand’ero bambino e da dove in qualche modo provengo.
– Anche io la ricordo, però non credo ci torneremo mai.
– E a che servirebbe tornare? Tutta in rovina la troveremmo…
– È quello che succede alle case disabitate…
– La natura striscia in silenzio e si insinua, per restituire ogni cosa al disordine, al caos ch’era prima del tempo, al caos verso cui ogni esistenza è da sempre incamminata.
– Anche se non spero di tornarci mai, io…
– Tu cosa? Già allora il muro era tutto sbrecciato, l’intonaco veniva mangiato via dalla pioggia.
– E il tetto già mezzo crollato…
– Là dove tenevano gli attrezzi per lavorare i campi, ricordi… Cataste di legna, cordame in balia del vento…
– … E dei ladri! Di giorno come di notte, chi un falcetto, chi un sacco, chi appena un pugno di semi… tutto era stato depredato!
– Presto non restò altro che uno spazio vuoto, con qualche fascina stranita d’esser stata scampata al saccheggio…
– Però in casa non entrarono mai, il che è molto curioso…
– Perché ti sorprendi? Non c’era nulla da prendere!
– Perché dici così? Non ricordi bene per niente!
– O forse fai finta di non ricordare… Ma quello che è sepolto nel cuore dell’uomo non è mai davvero perduto. Questo vale per tutti e vale anche per te.
– Sembra quasi che tu ci voglia tornare, anzi: sembra che tu creda che ci si possa tornare, magari tutti assieme!
– Che illuso…
– Anche se riuscissimo a ritrovarla, cosa troveremmo dopo tanto tempo?
– Anche allora non c’erano nemmeno sedie per tutti, e quelle che c’erano erano sfondate…
– Già, ce n’era una all’ingresso con la paglia della seduta tutta sfilacciata che serpeggiava dappertutto!
– Sembravano le radici ritorte di un albero morto mentre cercava un’acqua troppo lontana…
– Però quella sedia era rimasta, e in fondo ci si poteva ancora sedere.
– E il letto vicino, lo ricordate? Le lenzuola intrise di polvere e terra…
– Anche se fossi morto di sonno, me ne terrei alla larga come da un serpente velenoso.
– Però era un letto a baldacchino, e ci si poteva ancora dormire al sicuro.
– I tendaggi erano ben ancorati al soffitto, e forse avrebbero tenuto al di fuori anche i tuoi cattivi pensieri.
– Il soffitto… Il soffitto era a cassettoni, tutto intagliato e dipinto con cura… Strana cosa in una casa così umile…
– Più che strano, era davvero un controsenso… Cosa aveva da spartire con le piastrelle bianche e rosse del pavimento…
– Splendore e miseria l’uno di fronte all’altra, l’eterno conflitto, l’eterna lontananza…
– L’eterna offesa! La calca dei potenti che ci schiacciano e la bocca riempita di terra del povero che vorrebbe gridare, e non riesce; vorrebbe levarsi, e non riesce…
– Come siamo giunti a questo disincanto…
– Non è la nostra rabbia a renderci tristi, è che…
– … È che abbiamo tutti smesso di sperare. Anche tu.
– Forse ci siamo dimenticati come si fa. Forse dovremmo riprendere a cercare, caso mai potessimo tornare di nuovo…
– Ma per cosa? Per noi la porta di casa sarà senz’altro chiusa!
– Come ai ladri che già allora non vi vollero penetrare!
– Forse hai ragione, non ne varrebbe la pena. Ma come era fatta la porta?
– Io non riesco a ricordarla… Mi ricordo dov’era, o meglio dove avrebbe dovuto essere.
– Era a fianco del letto, proprio lì, dove c’era la sedia di paglia…
– Ma la porta, amici, non c’era. Non era chiusa, non era aperta. La porta non c’era mai stata.
– Ma quella casa era abitata?
– Tu lo sai, ma la porta non c’era.
– Un vano c’era, uno spazio di attesa, che una donna… Una donna umilmente abitava.
– Ora ricordo… Intenta a faccende di casa, filava e attendeva…
– Che cosa attendeva?
– Prima non lo sapeva, ma sarebbe diventata anche lei casa.
– Casa per chi non ha casa, casa per sempre abitata, casa senza porte e casa per sempre sicura, casa nella tempesta dei tempi e casa del cuore che spera, casa della sera, casa del ritorno e casa della luce del giorno.
– Anche lei fu turbata però quando irruppero, perché tutti han paura del nuovo…
– Sì, ma non entrarono per spaventare, e non rimasero poco per farsi poi rimpiangere in eterno…
– Entrarono perché Lui voleva entrare, e voleva restare per sempre.
– Per sempre radicato, per sempre coperto della nostra polvere…
– Per sempre coperto di offese, per sempre disposto al perdono…
– Per sempre dimenticato, per sempre allontanato, come uno che dia fastidio…
– Eppure sempre presente e sempre vicino, un dio che ritorna bambino e che brama d’esser cullato.
– Questo l’angelo disse nel suo irrompere lieto, riempiendo di luce quel cielo che già allora imbruniva: un figlio cercava una madre, un Dio voleva una strada, una strada di casa.
– Una strada per casa.

Daniele Gomarasca – Preside Scuola Secondaria di Primo Grado La Zolla – sede via Carcano